Friday, 17 October 2014

Tvu Story #002 - 24 territori

"L'importante è mantenere l'aplomb" (cit.)
Rosico.
Ho un'amico che ce la sta facendo, e l'unica cosa che riesco a fare è questa.


Abbiamo suonato assieme per anni, in un progetto ambizioso che aveva un sound personalissimo e attuale, se non addirittura "avanti".
Abbiamo fallito miseramente, fondamentalmente perché le serate sono sempre difficili da trovare, perché canto di merda e perché era troppo complesso da gestire per proporlo dal vivo con efficacia e la giusta resa.
Dove cazzo volevamo andare con un  trio di strumenti, tutti con voce, tutti con elettronica, che saltava dalla drill alla fisarmonica (for real) in un amen?
Mannaggia ai fonici, e alle loro mamme bucchinare, incapaci di gestire qualcosa che non sia un gruppo blues/rock o una cover band di Pupo.

Ci siamo conosciuti su internet, si stava nel forum di una rivista di videogiochi.
Io mi dilettavo facendo colonne sonore per dei video del mio clan, ero in fissa con Amon Tobin, avevo metabolizzato i dischi elettronici di Jeff Beck, e mi era tornata la voglia di mettere insieme qualcosa. Con qualcuno capace di sorprendermi.
Capito assolutamente per caso su una registrazione di roba brutta forte, sperimentazione progressiva semi-free, quasi Magma ma con un batterista che non ne infila una giusta.
Tutto il contrario di quello che mi aggrada.
Ma è una registrazione live, e dentro c'è questo che passa con destrezza dal buttare il sintetizzatore giù per la china del rumore puro, senza note distinguibili, al pianoforte liscio. Così, senza avvertire prima.
My man.
E bon, si chatta, ci si incontra.
E' di Verbania, ma frequenta l'università a Milano. Culo.
Io non è che avessi le idee molto chiare, mi serviva confrontarmi con un'altra mente e, long story short, in 5 anni (diobono) tanto lavoro, pochissimi pezzi messi assieme, eterogeneità a palate, eterosessualità meno, e la convinzione di essere fighi davvero. Simili a nessuno.
C'è una terza persona in questa storia, magnifica persona, ma non c'è tempo.

Poi arrivano il lavoro, la distanza, i fallimenti, la vita.
Io finisco la Civica, prendo il mio diploma di chitarra Jazz e me lo infilo nel culo, con tanti saluti
Fletto i muscoli e sono nel vuoto.
Lui no, in tutto questo tempo ha suonato qualsiasi cosa con chiunque, rifiutando poche offerte, buttandosi di testa in tutto quello che gli passava davanti.
Tribute band di Madonna, basi hip-hop, matrimoni.
Ancora oggi l'impressione è che la sua mano abbia toccato ogni musica prodotta lungo il lago, e oltre.
Gran lavoratore. Bella testa. Bravo davvero.
Conservatorio in elettronica.
Certo era l'unico a fare quella roba li, in un posto in cui i competitors diretti sono pochi e sono rimasti al pleistocene musicale, con gli spazi familiari ampi a disposizione, strumentazione a pacchi e senza nessuna particolare incombenza economica di cui preoccuparsi.
Sono scuse, perché io non avrei mai avuto, a parità di condizioni, la sua stessa costanza, la sua umiltà.

Piccole cose, disco autoprodotto, disco con etichetta on-line, disco con etichetta indie, soldi zero.
Poi i concorsi e i festival per emergenti. Roba che non serve ad un cazzo se non a dare la possibilità agli organizzatori di fare la cresta sui fondi della regione e far colpo sulle ragazze distribuendo pass per la stampa.
"Sono in line up per una manifestazione di elettronica, tutti esordienti."
"Bella lì." Dico io.
Tanto chittesenculerà mai? Voglio dire, sei una goccia nel mare dei "producers elettronici", una valanga di gente dai 35 ai 15 anni tutta promossa a musicista il giorno in cui è uscito il torrent di Ableton.
Hai presente la scena degli gnu con il papà di Simba che muore? Ecco, uguale.

Scar, il grande virtuoso del rosicaggio invidiocentrico.
Ispirazione perenne.
Fa ballare quattro hipster di professione pubblicitari, designer, registi e "Producers Elettronici".
Tutto assieme.
Il pleonasmo tautologico torinese.
Fancazzisti.
Quelli che a Milano mutano in fighetti modaioli, a Bologna sarebbero zecche sinitroide con la fissa per il Paz: è l'animale che si adatta all'ambiente.
Cazzomenefrega, buon per lui che si diverte e esce un po' dai monti di Bieno.

Intanto io sono a vendere precariamente il lusso, o meglio il suo concetto, nei negozi del centro. Torno a casa, mi lavo, mi preparo da mangiare, stiro una camicia, mi faccio spiegare da Lloyd Nikolas l'uso dell'alabarda, ed è già tempo di andare a dormire, che domani si apre.
Lui mette su un'etichetta per produrre roba free, sulla carta, businessrelativamente parlando, è l'equivalente di infilare il cazzo nella soda caustica.
Però sta in piedi perché c'è dentro gente davvero appassionata.
Poco prima che mi calcioculassero in trasferta a Venezia arriva la botta definitiva.
Viene selezionato come rappresentante per l'Italia alla RedBull Accademy. Giappone gratis e prosecco della Coop.
Merda.
"Poi, sai cosa? Mi hanno chiesto di partecipare ad un programma radiofonico."
"Ah ah, quando un anno fa gli postavi le tue robe sulla pagina di facebook manco ti cagava. Rinfacciaglielo lol."

Non è "un programma radiofonico", ma "IL programma radiofonico" dell'uomo che ascolto dai tempi del liceo. L'unico a fare divulgazione musicale rimasto in questa merda di paese.
Lui, non un altro.
E' stato come procrastinare la preparazione di un'esame fino all'ultimo, e quando volgere lo sguardo altrove diventa impossibile, ti scende sulle spalle un mantello di piombo che ti immobilizza.
E ti fermi.
Ma è che sei sempre stato fermo, e ora è soltanto ineluttabile.
Sono in palude.
In una camera d'albergo talmente piccola che se penso troppo intensamente alle evoluzioni di Sasha non mi giro più.
E' un momento di depressione forte.
Ma non la depressione tipo Portishead che fanno la cover di un gattino zoppo che sta morendo di polmonite.
No, la depressione del "e allora vaffanculo porcoddio".


Eh, a quello biondo avete dato il martello magico, a me neanche
un cacciavite cercafase.
Voglio bene ad Alberto, davvero, ma non riesco ad essere genuinamente contento per lui.
Sono solo frustrato, depresso, invidioso e arrabbiato.
Consapevole di non aver fatto molto per meritarmi quelle cose, ma pretendendole comunque come se mi fossero dovute.
Perché le armate nere sono io, e mi tocca l'obbiettivo secondario.
Rosico.

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avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi

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