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Friday, 19 August 2016

God save the Quinn


In fondo il fallimento di Suicide Squad poteva essere subodorato nell'aria, i ritardi, i rimaneggiamenti e le voci sui cambiamenti "in corso d'opera" sembravano tutti indizi puntati verso quel genere di risultato orribile che si ottiene quando la giacchetta del regista viene tirata in ogni direzione da gente che non sa nulla su come si fanno i film.


Lo vogliamo più come "Guardians of the Galaxy"! Ora che è uscito "Deadpool" piacciono un sacco i matti senza speranza! Hai presente i film in cui tutti ricordano la scena clou grazie alla canzone iconica che l'accompagna? Ecco mettiamone almeno sei o sette, per essere sicuri.

Poi entra di prepotenza Will Smith, nell'unico ruolo che è in grado di recitare: se stesso. Sai che avrà in fondo un cuore d'oro e l'attitudine da afroamericano con l'ammorbidente al profumo di talco, per essere certi di non scuotere eccessivamente il pubblico bianco.
E' forse il sequel di "Bad Boys 2", o il prequel di "La ricerca della felicità", o magari è proprio quell'anello mancante nella macrotrama del personaggio di Will Smith, tra la guerra agli alieni e la volta che andò fino a Kinshasa per prendere a pugni George Foreman.

La trama fa schifo, il montaggio è a dir poco imbarazzante, la qualità degli effetti speciali altalenante, ma tutti sembrano concordare che da questo cumulo di monnezza si debba salvare Harley Quinn.
Forse è il confronto impietoso con il resto del cast e la loro comparsata sullo sfondo, forse è grazie a quelle due battute divertenti che i dialoghisti sono riusciti a mettere insieme (non senza difficoltà), o forse è per il culo di Margot Robbie.
Oppure no, non si dovrebbe salvare neanche questo.

L'unica vera Harley Quinn, quella disegnata da Bruce Timm
Non sono un esperto dell'universo DC, e la mia familiarità con il Bat-verse è solo di poco superiore alla media nazionale, ma provo del sincero affetto verso il personaggio di Harly Quinn.
Sexy, divertente e spostata di cervello aiutante del Joker, può passare facilmente per l'ennesimo personaggio estremo e grottesco che va ad arricchire l'esercito di nemici di Batman, ma nasconde qualcosa in più.

Nel lungo e lento processo, non lineare, di riscrittura dei personaggi dei fumetti, nel percorso di emancipazione dal Comics Code, troppo spesso si è visto indulgere gli autori nel dramma personale che ostacola il compimento del bene più grande, nell'evento che costituisce una rottura nella normalità e crea la devianza, il male.
Sono tutti espedienti narrativi rodati da lustri di letteratura romantica, in grado di produrre raramente un risultato che mi soddisfi.

E' per questo che Harley Quinn, e la sua persistenza (fino ad un evento recente, di cui parlerò), ha continuato ad interessarmi.
La dott.ssa Quinzel non si trasforma in Harley, è sempre stata Harley in attesa del momento giusto per emergere, non è antagonista di Batman ma complice del Joker, e il rapporto con quest'ultimo è l'aspetto più interessante.

La mia copia di "Mad Love", tristemente in italiano.
Il Joker è un uomo egocentrico la cui attenzione è rivolta esclusivamente al suo dualismo con Batman, Harley rappresenta per lui una distrazione, nel migliore dei casi uno strumento funzionale tra i tanti a sua disposizione, la maltratta, la offende, la getta via, la sacrifica per coprire le sue fughe e poi la riprende.

Non ho conosciuto mai nessuno che si sia trovato quotidianamente di fronte alla scelta superiore tra il bene e il male, ma nella mia vita mi sono spesso imbattuto in individui con una storia sentimentale simile a quella di Harley Quinn.
Falene che tornano continuamente verso la fiamma, persone intrappolate in un rapporto fatto di abusi psicologici e talvolta anche fisisci, incapaci di realizzarsi pienamente senza la validazione del proprio partner.

Sono questi aspetti che la rendono interessante come personaggio, unica e quasi tangibile, la sua imprevedibilità si alimenta nella fragilità della sua psiche.
Harley insegue il Joker, non lo accompagna, di fatto permette al lettore di comprendere meglio la sua ossessione per Batman.

Poi è arrivata con forza la nuova ondata del politicamente corretto anche nei fumetti, le testate DC tutte al femminile, le storie in autonomia e il progressivo distacco dal padre-padrone fino al momento in cui (Harley Quinn #25, Feb 2016) Harley Quinn picchia a sangue il Joker per emanciparsi dal giogo di questo rapporto malsano , perdendo tutta la sua forza come personaggio.

Togli a Batman la morte dei suoi genitori e diventa un pericoloso fascista che fa le ronde notturne, priva Harley Quinn del suo amore non corrisposto e muterà definitivamente in una semplice matta scollacciata ed un po' infantile.

Mi consolo sapendo che la fuori c'è un mondo fatto di ragazze che vogliono vestirsi da Harley Quinn.
That's my fetish.
In Suicide Squad, invece, Harley e il Joker sono una coppia romantica a tutti gli effetti, un po' Bonnie and Clyde, un po' vampiri delle scuole superiori, l'uno cerca l'altro, il Joker si danna per salvarla ... si mandano i messaggi sul cellulare.

Matta, scollacciata, infantile, regina del suo Re, ma non più umana, non più Harley.
Il tutto assume connotazioni ridicole quando, in una sequenza onirica, il regista vuole citare il caposaldo "Mad Love" e gli improbabili quadretti di vita domestica con il Joker.
Senza le corrette premesse, senza la vera essenza di Harley Quinn, viene meno il contrasto che rende così gustose le stesse scene nella controparte cartacea.

Quello di Harley Quinn dovrebbe essere un personaggio bipolare, schizzato e malinconico, governato dall'amore incondizionato verso un uomo che non la ricambia, e che si prende gioco di lei dandole false speranze. Invece Suicide Squad si lascia scappare questa opportunità consegnandoci un Deadpool glamour in minigonna, una cheerleader psicolabile con gocce di serotonina che le colano nella scollatura.
Si intenda, non ho niente contro i culi e le tette, e non me ne frega una beneamata dei film di supereroi, sono solo un po' amareggiato.

questo articolo è stato scritto ascoltando
Becca Stevens - "Weightless" (2011)

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avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi