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Wednesday, 12 August 2015

Ex Machina, un capolavoro di vera fantascienza.

Spoiler: lei è un'intelligenza artificiale.
E i primi 3 minuti del film sono andati.
Questo articolo rivela alcune parti della trama del film.
Spade laser, alieni buffi ed eroi guasconi.
Trame pretenziose, concetti scientifici nebulosi e twist narrativi incongruenti.
Distopie di pauperizzazione estrema, rivoluzionari solitari e morale spiccia.
Esplosioni, esplosioni, esplosioni di esplosioni.

Per un appassionato di Asimov come me, il cinema fantascientifico ha sempre rappresentato un evidente caso di comorbidità.
Le pellicole di fantascienza sono una comunità appestata da molteplici mali ereditari ed incurabili.
Qualche rara singolarità si è palesata, bagliori di ragione, sterili entità senza seguito, senza eredità.

Insomma quella cagata di Star Wars ha al totale 7 (sette) film, più due in lavorazione, mentre un signor film come Blade Runner non solo non ha prodotto nessuna eredità tangibile, ma nel 1982 la produzione decise di farlo uscire con il finale "monco" che lo privò del suo vero significato.

Un film come Ex Machina, in questa sterminata landa di "Signs" e "After Earth", di "Avatar" ed "E.T.", di "Atto di Forza" e di "Stargate", rappresenta non solo l'eccellenza del genere, ma una vera e propria ancora di salvezza.

Rossum's Universal Robots
Fin dal primissimo momento le immagini legate alle produzioni di fantascienza
sono state molto più che fichissime.
Anche se qui i robot non erano proprio ancora robot.
Si tratta di un film semplice, un vero racconto di fantascienza perfettamente in linea con la tradizione del genere: un'idea concreta, uno svolgimento lineare e uno spazio di riflessione aperto.
Tre personaggi: l'intelligenza artificiale, il suo creatore e l'elemento esterno.
Si è immessi direttamente nel vivo del racconto quasi senza premesse, le informazioni si intuiscono o si deducono, i personaggi si delineano nel corso dei dialoghi, ogni espressione e azione è presentata per un motivo, niente si spreca.
Le immagini sono eleganti, la fotografia sobria, gli effetti speciali dopo poco passano quasi inosservati, le locations coadiuvano e contrastano brillantemente, a seconda delle necessità, gli eventi.
Nonostante il ritmo blando non ha tempi morti, e non permette cali di attenzione.
Il racconto procede incessantemente verso il suo epilogo senza bisogno di parentesi in cui i personaggi "spiegano" gli eventi, salvo in un singolo caso, e il finale arriva inevitabile nella maniera prevista, senza sorprese, senza colpi di scena.
Perfino l'unica scena di violenza viene esposta con un garbo inusuale, dove la macchina si ribella senza trasformarsi necessariamente in Terminator o in ED-209.

Caro Nolan, non servono convolute narrazioni al limite dell'ermetismo, serve solo essere capaci.

Badum cha!
Moralmente non esistono posizioni nette, tutte e tre le parti in gioco si bagnano nel grigio, e il numero ridotto di personaggi lascia quel respiro necessario a poter esporre un livello di complessità adeguato a mantenere l'esposizione non polarizzata.
I temi affrontati non sono nulla di nuovo, la letteratura fantascientifica di alto livello ha da sempre sviscerato argomenti quali l'uomo come creatore della propria condanna, il dilemma dell'intelligenza che diventa coscienza, i confini entro i quali ci possiamo considerare umani, la solitudine in mezzo ai nostri simili e la vulnerabilità che ne deriva.
In Ex Machina c'è l'eco di molti racconti di Asimov tra i quali sicuramente "Soddisfazione garantita" (1951) e "L'uomo bicentenario" (1976), e in un qualche modo la sfrontatezza del creatore dell'intelligenza artificiale del film si manifesta anche nell'assenza di un qualsiasi sistema di inibizione che rimandi alle "Tre leggi della robotica".
Ma i richiami vanno anche all'episodio "Be right back" della serie Black Mirror (un'altro prodotto che rende giustizia al genere), e al quel piccolo capolavoro del cinema fantascientifico recente che è "Her".

Per la sobrietà nella realizzazione, e la sua narrazione lineare ma brillante, Ex Machina va a fare compagnia a "Moon" (2009), nei nuovi capisaldi del cinema di genere e, a mio avviso, mette la testa avanti anche ad un intoccabile come ... si sto per dirlo ... "2001, Odissea nello Spazio" che rimarrà sempre nell'olimpo in quanto a fattura, ma il cui simbolismo e onirismo rendono la narrazione a tratti indigesta (più ci si allontana da quel '68 psichedelico), meno in linea con la tradizionale chiarezza e trasparenza del racconto fantascientifico propria anche dello stesso Clarke, il cui racconto originale poneva interrogativi e conclusioni di tutt'altro genere, che niente avevano a che vedere con superuomini di distorte interpretazioni Nietzschiane.

Saluti e baci.

questo articolo è stato scritto ascoltando
Las Migas - "Las reinas del matute" (2010)

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avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi