Pages

Propaganda interna

Sunday, 14 September 2014

TvU Story #001 "Danno la sensibilità" (cit.)

Dalle parti di casa dei miei nonni in Transalpinia, di ste robe puntute, è pieno.
E' un metodo come un'altro per reintrodurre i principi della selezione naturale.
Bella la foto eh? Con lo sfondo sfocato, lascia fare.

“No, non scendo alla prossima”, un mio amico voleva farselo scrivere sul retro di una maglietta.
Si, conosco persone straordinarie. Si, conosco persone che mal sopportano il prossimo.
Seleziono accuratamente le mie amicizie.

Esiste, geneticamente, un'intolleranza reciproca, chiunque neghi questo fatto ha probabilmente dimenticato i suoi anni passati alle elementari.
Le elementari sono il posto con la più alta concentrazione di neo-nazisti della nostra società.
Alle elementari qualsiasi dettaglio può renderti automaticamente una minoranza indegna del secchiello dei Lego, dal numero di lentiggini sul viso alla marca dell'astuccio.
Alle elementari vengono calpestati i più basilari tra i diritti umani come il libero accesso a zone che dovrebbero essere di tutti, o il diritto di parola.
Mi chiedo in effetti come nessun attivista politico, dotato di borsello, abbia ancora organizzato un'indignata manifestazione con annessa raccolta firme. E qualche gigantografia con il dettaglio degli occhi tristi.
Nessuno ti prepara a questo dramma, ma intimamente qualcosa ti avverte, i tuoi sensi pizzicano. Come le mutande dell'uomo ragno. E il primo giorno che ti portano alle elementari, infatti, piangi come una fontana ancora prima di essere entrato e vedere cosa ti aspetta.
Non dovremmo mai sottovalutare il nostro istinto.

Come quella volta che tentai di stare in equilibrio sul filo spinato che costeggiava un lato della proprietà di mio nonno nella campagna transalpina.
Una voce mi diceva che c'era qualcosa di sbagliato. Un metro più in basso e con parecchio sangue in meno scoprii che la voce in questione era quella di mia nonna.
Storia vera.
Ho la cicatrice.

Quella cicatrice è stata la mia salvezza alle elementari. Almeno per una settimana.
Era ben visibile e percorreva gran parte del mio braccio sinistro, formando un'elegante mezza luna che circondava il mio gomito. Mi sentivo come un guerriero.

Mentii spudoratamente sulla maniera in cui mi ero procurato la suddetta ferita mortale.
Non ricordo nitidamente di aver mentito, ma sono abbastanza sicuro di averlo fatto. Chi, a sette anni, non lo avrebbe fatto?
Qualunque cosa tra un cane feroce e un dinosauro potrebbe essere entrata nelle cronache della ferita sul braccio. Con una leggera propensione verso il dinosauro.

Portai magliette a maniche corte fino a quando il clima me lo permise. E oltre.
Ma la verità è che la gloria finì la settimana dopo, quando ad un mio compagno di classe venne regalato un nuovissimo videogioco portatile.
In quel momento tornai a far parte della mia personale minoranza di mezzo francesi, troppo alti, troppo magri e con un nome strano.

L'estate dopo guardai al filo spinato con malsano desiderio.

No comments:

Post a Comment

avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi