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Monday, 22 September 2014

Real Time Gomblotto



Attenzione: non lasciatevi fuorviare dalle immagini a corredo di questo articolo, i videogiochi vengono solo utilizzati come trampolino per argomenti socio-politico-antropologici.


Tra i generi videoludici che affronto sempre con piacere c'è il RTS (Real Time Strategy), ma per i motivi sbagliati.

I veri professionisti del genere apprezzano la parte di pianificazione, mappano la loro tastiera (è un genere esclusivo per PC) in modo da poter accedere il più velocemente possibile a determinate funzioni/azioni, sperimentano diverse fazioni e combinazioni di unità alla ricerca dei migliori margini di efficenza contro le diverse classi di nemici.
Hanno come scopo ultimo quello di sconfiggere il nemico nel minor tempo possibile.

Io no.
Tanto per cominciare non ho il tempo di affinare le mie abilità motorie e di coordinazione per giocare un videogioco. Come per qualsiasi altro videogame tento di sfruttare i punti deboli, la stupidità, della CPU (il computer che comanda gli avversari) e ne massimizzo il ritorno, quando è permesso, con la mera forza bruta.

Tutto questo per arrivare ad un passo dall'annientamento totale dell'avversario e ... fermarmi. Accerchiare la base nemica, fortificare il perimetro e finalmente giocare la parte che mi piace.
Prendo il controllo di tutte le risorse della mappa indisturbato, compro tutti gli upgrades, sviluppo la mia base fino al massimo consentito, genero le unità più potenti per vedere che aspetto hanno e faccio expare (che termine orrendo) tutte le mie truppe.

Più importante di tutto: esercito il POTERE.

Il potere di scegliere quanto si espanderanno i nemici, facendo arretrare o avanzare la mia linea di contenimento, il potere di decidere del destino di ogni pezzentissima unità nemica che la CPU manderà all'assalto dei miei ormai super potenti soldati.
Morirà crivellato da armi "molto troppissimo più potenti di più", o gli consentirò di attravversare il mio sbarramento per andare a raccogliere qualche risorsa che dia loro la possibilità di costruire qualcosa?
Qualcosa che verrà inevitabilmente distrutto da me, ad un certo punto.

Due squadre di soppressione e una coppia di sentinelle sono più che sufficienti
per tenere a bada quattro pezzenti di Orks allo sbaraglio.
La Guardia Imperiale dovrebbe essere una fazione "buona",
ma le divise somigliano preoccupantemente a quelle naziste.
Revisionismo videoludico.
Sì, per me tutta la parte antecedente a questo momento è un impiccio, qualcosa che procrastina il sottile piacere di attuare il gioco sadico e perfido comune a tutti i bambini che interagiscono con un formicaio.
Perché? Perché posso.
E parlando con amici videogiocatori mi sono accorto che questo non è un modus operandi esclusivamente mio, ma condiviso da molte persone.

La mente umana funziona in una maniera particolare: tende a dare valore alle cose in rapporto agli altri e non in senso assoluto.
La gente preferisce guadagnare 1200 euro circondati da persone che ne guadagnano 600, piuttosto che guadagnarne 1600 in un ambiente in cui gli altri ne percepiscono 3700.
Il potere ha senso solo quando c'è qualcuno su cui farlo valere.

E' per questo che lascio moribondo, ma vivo, il mio nemico, perché essere il Re di un castello vuoto non da nessuna soddisfazione.

Ora però vorrei concedere ai miei nemici virtuali, in questo caso gli Ork, una scintilla di coscienza.
E' una brutta vita quella degli Ork da quando ho preso il controllo della mappa, sono costantemente vessati e non hanno nessuna speranza di cambiare il loro status.
Ma non lo sanno.
Troppo tempo è passato dall'inizio di tutto, gli Ork non sembrano avere una buona memoria storica, o semplicemente non hanno avuto molto tempo per leggere/scrivere libri di storia. Sono stati troppo occupati a portare avanti la loro misera vita quotidiana gestendosi le poche risorse che gli concedo, grattando il fondo del barile e schivando pallottole.
Li ho, poi, rispediti nel paleolitico tecnologico, distruggendo tutte loro infrastrutture, talmente tante volte che ho perso il conto anche io.

Dalla loro prospettiva però le cose devono sembrare, necessariamente, diverse.
Per quel poco che ricordano (le loro unità campano in media 15 secondi prima di essere traforate dalle mie) le cose sono sempre andate così.
Cioè, è proprio l'ordine naturale.
Quello spazio intorno alla loro base, un cortile di terra devastata dai miei missili, è tutto il mondo che hanno a disposizione e, per tanto, dev'essere tutto il mondo che gli è dovuto. Punto.
Sicuramente c'è dell'altro, qualche eroico orketto è riuscito a superare lo sbarramento, ma è talmente raro che succeda che deve trattarsi per forza di un evento molto più che eccezionale. Addirittura fortuito. E poi dicono che li fuori non sia niente di che.
La regola è che la linea fortificata è grosso modo a quella distanza, e tutto lo spazio in mezzo è per gli Ork. In fin dei conti, pensano gli Ork, è tutto lo spazio che ci basta, che ci è sempre bastato, e quando riusciamo a ricacciare la linea un po' più indietro (illusi, sono io che decido di spostarla), è la celebrazione della grande conquista sociale.

Per gli Ork, poi, l'economia è una materia abbastanza oscura, hanno sempre a disposizione grossomodo la stessa quantità di risorse, ogni tanto qualcosa di più, ogni tanto qualcosa in meno, ma le fluttuazioni del mercato Ork sono scarsamente intellegibili.
Probabilmente, pensano gli Ork, si tratta di qualcosa di troppo complesso per le nostre piccole menti, perdiamo o guadagnamo il controllo sulle risorse per motivi determinati dal caso o dal caos (illusi, sono io che lo determino), è così che va. E' sempre stato così. Ci trascende.

Quei morti di fame mica lo sanno cosa c'è dietro la mia linea di sbarramento.
Lo vedete il grosso carro Leman Russ sulla destra?
L'ho ribattezzato "crack finanziario".
E così gli Ork hanno "imparato" che alla lunga, sacrificando un adeguato numero di vite, il confine si sposta un po' più indietro, guadagnando qualche metro, poi però, causa contingenze troppo grandi per essere comprese, perdono quei metri guadagnati. Un perpetuo tira e molla che interessa poco terreno, nel quale si esprime l'intera esistenza della civiltà Ork.



Se lo spazio fisico diventasse, per assurdo, uno spazio ideologico, uno spazio per l'esistenza, e gli Ork fossimo invece noi, saremmo portati a credere che lavorare 8 ore al giorno, 5 giorni su 7, chiusi in realtà nelle quali abbiamo disimparato a produrre qualsiasi cosa (rendendoci dipendenti da ogni punto di vista), guadagnando il minimo indispensabile per farci superare il mese e poi indurci a ricominciare da capo, sia la normalità. La regola. L'ordine naturale.
Che lottare tra noi per un tozzo di pane è normale, perché il pane è poco.
Saremmo indotti a credere che lo sputo di terra nel quale mangiamo, cachiamo, pensiamo e spendiamo il nostro tempo libero è il nostro diritto inalienabile, ma anche il nostro limite invalicabile, a volte i più fortunati ne hanno poco di più, qualcuno passa addirittura dall'altra parte (o così sembrerebbe), ma in definitiva la nostra esistenza è questa. Non esistono orizzonti più larghi.
Non esistono altre libertà al di fuori di quella che già abbiamo.

Stiamo forse giocando un gioco in cui chi ha vinto la prima fase può imporre le regole, e comunque non seguirle, accedere a tutte le risorse, chiudere e aprire i rubinetti a piacere. Concedere e negare.
Giocare con le formiche.
Quando queste diventano troppe e rischiano di minacciare lo status quo, si sgancia il pezzo grosso e "back to neanderthal".
E' normale, siamo tutti uguali con in mano il potere, tutti avidi e tutti sadici.
E' il rapporto di forza, funziona così da quando due individui si sono incontrati per la prima volta, molto prima che la parola "complotto" subisse un processo di catacresi.

Ma stiamo ancora lottando, non vedi? Ogni tanto muore anche uno dei loro, non è una battaglia alla pari, ma è ancora una battaglia giusto?
Giusto?

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avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi