Tuesday, 10 April 2018

Leggere all'etto

Dì la verità, stai leggendo un romanzo rosa della Harmony.
"Dovreste leggere di più, le nuove generazioni non leggono abbastanza"
A riprova della insufficiente capacità di analisi e comprensione del testo da parte delle masse, questa affermazione è stata presa grossolanamente alla lettera, rendendo l'atto della lettura largamente inutile.
Bisogna essere lucidi e ammettere che non sempre chi lancia l'invito alla lettura ha davvero compreso il significato di questo consiglio, e spesso l'impulso altro non è che il caro vecchio attrito generazionale ben rappresentato da un vecchio rincoglionito ammantato di biasimo davanti a un "giovine" isolato tra cuffie e schermo.
Chi fa tesoro del consiglio, però, si pianta spesso e malamente al primo palo, per tutto il resto della sua esistenza.

Perché sia chiaro "leggere tanto per leggere" non è esattamente quell'atto radicalmente intellettuale che molti credono, nella lettura non tutto si equivale.
Sfondarvi di Harry Potter, Il Signore degli Anelli, Baricco o De Luca, è l'equivalente di guardare Battlestar Galactica o La Grande Bellezza il martedì sera, al meglio una forma di intrattenimento come altre che di diverso ha solo il supporto sulla quale si presenta.
Ci sono sicuramente diversi livelli di qualità e complessità, ma è pur sempre un'oretta piacevole.

Certo due facciate di Camilleri vi hanno costretto ad essere cerebralmente più attivi che in un intero pomeriggio passato davanti a Breaking Bad, ma in entrambi i casi ne siete usciti illesi e, potenzialmente, pigne come prima.
Iperbolicamente: quando 20 anni fa non c'erano gli smartphone, sul gabinetto si tendeva a leggere le istruzioni dell'ammorbidente, era comunque un esercizio di lettura, ma per pochi è stato un grande momento di catarsi.

Io ho perso il gusto di leggere parecchio tempo fa.
Da ragazzino, al liceo, sono passato attraverso una durissima fase di letture auto-imposte, quasi punitive, perché nella mia testa era ben definita la relazione tra intelligenza, cultura e lettura.
Siccome a 16 anni avevo anche io le idee poco chiare su come ci si dovesse strutturare, sul corretto percorso formativo, mi sono flagellato pomeriggi interi con i grandi classici, da Dostoevsky a Shakespeare, da Hesse a Steinbeck, tutto quello che girava per casa e non.
Intendiamoci, c'è dell'eccellenza in quelle pagine, ma a un prezzo eccessivamente alto in rottura di coglioni ... per tacere del fatto che, data l'età, apprezzarne pienamente il contenuto era impossibile.
Faceva almeno colpo sulle ragazze? Credo, con un certo margine di sicurezza, che facesse più colpo la mia RX50 (qui).

Più avanti ho preso la decisione di seguire quantomeno i generi nei quali trovavo un minimo di conforto, mettendomi però al riparo dietro i nomi di autori intoccabili, il cui valore non poteva essere messo in discussione.
Sto leggendo un noir si, ma è Truman "porcoddio" Capote, quindi MUTO!

Da leggere nel corretto ordine
Ci tengo a precisare che non mi sono ancora liberato del giogo psicologico che lega la legittimità intellettuale alla lettura, e infatti persisto tutt'ora nel mio esercizio di letture forzate per sottrarmi al sentimento di colpevolezza che altrimenti mi schiaccerebbe.

Sono però riuscito ad alimentare il motore della lettura con il mio impellente bisogno di dibattere di tutto con tutti: sono anni che leggo quasi esclusivamente saggistica.
Chiaramente posso permettermi di affrontare solo testi divulgativi, ma in questi ultimi 15 anni ho affondato i denti in testi di antropologia, storia, neuroscienze, fisica, sociologia, politica e, ovviamente, filosofia.

E finalmente ho compreso il senso dell'affermazione in testa a questo articolo.

Il libro fornisce uno spazio che, nel mondo attuale, è unico per lo sviluppo di un'idea o la spiegazione di un concetto. Non è certo in una presentazione del TED di 17 minuti, o in un documentario BBC di un'ora scarsa che un argomento è in grado di scavare un foro sovversivo nella sedia sulla quale è seduto il vostro cervello, e finalmente buttarlo a culo per aria.
Questo genere di cose necessitano di tempo e, senza voler fare una critica retorica dell'accelerazione dei ritmi della nostra vita, di tempo per riflettere e far macerare le idee non ce ne diamo mai (è per questo che la politica è diventata un continuo attacco alla "pancia").
Ed è vero che alcuni testi, profondamente rivoluzionari o scomodi, nelle prime edizioni tendono a passare il filtro della censura, consegnando ai posteri copie intonse di materiale esplosivo, quel genere di fenomeno che siamo destinati a non vivere più nell'epoca digitale in cui i contenuti possono essere eliminati e/o modificati nella loro unica forma accessibile in remoto (pensate alle modifiche di una pagina wikipedia).

Certo, direte voi, anche Madame Bovary in fondo ci lascia con una riflessione nascosta dietro la sua forma allegorica. Ma, dico io, tanto vale mettere da parte l'allegoria e leggere direttamente un saggio che vi spiega come la dopamina agisce sui centri di gratificazione del nostro cervello.
E' un informazione più solida, che vi lascia in mano un fondamentale strumento di comprensione del mondo che vi circonda, al netto delle possibili interpretazioni a cazzo (qui) verso le quali tenderete naturalmente a causa di bias cognitivi dai quali non c'è scampo (qui e qui).

Se avete poco tempo da dedicare alla lettura, scegliete
accuratamente i soggetti.
Vi si sta consigliando di leggere perché abbiate accesso a tutte le informazioni che generalmente vi sono negate nella vostra quotidianità fatta dei feed della home di Facebook e, nei casi migliori, di un rapido sguardo a Repubblica.it
Quando il dibattito pubblico è tra sostenitori della versione ufficiale e complottisti, per esempio, invece di farvi intortare dall'omino che meglio veicola la sensazione di autorevolezza, potreste aprire un libro di storiografia e scoprire che la falsificazione dei documenti è stata parte integrante della storia sin dal primo momento, come il famoso caso delle lettere di Bruto e Cicerone al Senato Romano (qui).
Il che, per i più sospettosi come me, pone un interessante quesito sul perché a scuola si insegni Storia e non la ben più importante storiografia.

Insomma imparo cose solo per il gusto di accumulare munizioni in vista di una battaglia di argomenti, ma voi siete liberi di trovare le vostre personali motivazioni.
Leggo anche con lo scopo di sfuggire alla dittatura emozionale che impone come unica risposta all'oppressione, politica e sociale, il volo spirituale e la poesia della similitudine, privandoci così delle leve di comprensione, molto pragmatiche, che sarebbero utili alla nostra liberazione.

Poi oh, mi stanno sui coglioni i fan pedanti di George RR Martin.

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avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi

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