Pages

Propaganda interna

Wednesday, 5 April 2017

The Red Pill: di cosa ha paura il Femminismo contemporaneo



Le parole in rosso sono dei link
Oggi ho deciso di entrare a gamba tesa nel vostro mondo.
Per chi non lo sapesse "The Red Pill" è un documentario realizzato dalla femminista Cassie Jaye che indaga sulla natura del MRA (Men's Rights Advocates), e di come le sue ricerche ed interviste abbiano lentamente spostato la sua prospettiva sulla questione dei privilegi di genere.

Per essere chiari da subito, nonostante io sia molto critico verso alcune rivendicazioni e prese di posizione del femminismo contemporaneo, sono ostile anche nei confronti del MRA che, malgrado riesca a mettere insieme dati obbiettivamente impressionanti e brutali, compie il medesimo errore fatale del femminismo: la postura vittimista.
Personalmente non credo si possa fare un passo avanti fin tanto che ogni piccolo gruppo porta avanti le proprie rivendicazioni frammentando l'unità del tessuto sociale e, contemporaneamente, concorrendo per la posizione di vittima suprema, rendendosi inattaccabile e annullando ogni possibile dialogo, analisi lucida o uso della ragione.

A questo si aggiunge il fatto che, mio malgrado, sono stato formattato anche io dalla sibillina propaganda femminista (o dall'evoluzione?) e resto decisamente più sensibile ad una donna malmenata all'angolo della strada piuttosto che all'evento specchio con vittima un uomo.
In fondo ho accettato da tempo l'idea che nel mondo maschile la violenza fisica è una delle variabili dell'esistenza, anzi non credo di averla mai potuta mettere in discussione.

Per questo, anche se "The Red Pill" in due ore riesce a mettere il dito sulla piaga di molte realtà ignorate o considerate ineluttabili del mondo degli uomini, non riesco davvero a simpatizzare per i militanti del MRA, anche se lo vorrei.
Lo vorrei moltissimo poiché la sola idea che il MRA possa esistere, e di un discorso sui privilegi di genere alternativo rispetto a quello dominante, basta a suscitare nei militanti femmisti spasmi incontrollati che rivelano l'incoerenza dell'ideologia femminista contemporanea.
E ci tengo a precisare che basta l'idea del MRA, senza neanche disturbarsi ad aprire la scatola e verificarne il contenuto.
Cassie Jaye è troppo bella per essere presa seriamente, diciamocelo [/alpha male]
Cassie Jaye (IMDB), prima di produrre "The Red Pill", ha lavorato in maniera estesa sui diritti delle donne con documentari sui diritti all'aborto e alla procreazione, sulla disturbante tradizione dei Purity Balls (video per chi non sapesse), sulle madri single ed in ultimo sui diritti LGBT.
Ha avuto un ottimo sostegno economico (founding) e pubblicizzazione da parte della comunità femminista ed LGBT+ almeno fino al momento in cui ha dichiarato di voler produrre un documentario sull'MRA e i diritti degli uomini.
Da quel momento Jaye ha pensato più volte di rinunciare alla produzione del documentario data la scarsa partecipazione e l'ostilità a cui è dovuta andare in contro (minuto 11:20 di questo video).

"The Red Pill" esce ad Ottobre 2016, ovviamente non gode dei benefici della grande distribuzione e finisce in piccole sale di proiezione e circuiti di minore entità.
Ovunque è programmata la proiezione del documentario seguono sommosse popolari e petizioni per la cancellazione organizzate ed alimentate dai movimenti femministi, quelli della parità per intenderci.
Cancellazioni a Melbourne, Ottawa, Calgary, una petizione su Change.org (che giustamente conta come l'asso di bastoni in una partita a scacchi) e un numero imprecisato di post su Facebook e video indignati su youtube.
Il tutto contando che il documentario era stato visto solo in una manciata di piccole proiezioni e non aveva, fino ad inizio Marzo 2017, una distribuzione digital delivery o DVD ... quindi non è chiaro come tutte queste persone potessero aver visto "The Red Pill" ed averlo trovato offensivo.

La verità è che l'idea che si potesse parlare del MRA e delle loro argomentazioni è bastata a far scattare gli indignati dei gruppi femministi, che hanno cominciato a criticare il documentario sulla base di supposizioni e non dei suoi reali contenuti, come dimostra ampiamente l'intervista della Prof.ssa Rebecca Sullivan (video) che suggerisco di ricontrollare successivamente alla visione del documentario della Jaye.
Perché la menzogna e la malevolenza di certa gente non ha davvero limiti, anche quando si tratta di "professori" con la responsabilità di formare le giovani menti.

Anche se Cassie Jaye in diverse interviste ha dichiarato che il suo obbiettivo era concentrarsi sulla realtà del MRA, e non sulla negatività della risposta femminista a quest'ultimo, durante il documentario emergono diversi elementi che mettono direttamente in cattiva luce il Femminismo.
In primo luogo la violenza con cui i manifestanti del Femminismo intervengono per impedire o disturbare gli eventi organizzati dal MRA o eventi neutrali che propongono un dibattito.
In secondo luogo la totale negazione della legittimità del campo avverso.

Ok, ho una cartella intera di immagini chiamata "Women's logic"
Quello che terrorizza il Femminismo contemporaneo (che non è più quello del diritto di voto e dei conti in banca, bisogna essere chiari) è il confronto ed il dibattito.
Prendere in considerazione che più del 95% delle morti violente sul lavoro sono uomini rivela che il tuo nemico di sempre, il maschio dominatore, altri non è che un'altro elemento oppresso dalla società: perché la battaglia non è tra uomini e donne, ma tra gli immensamente ricchi e i poveracci che rischiano la vita sui cantieri di tutto il mondo.
E' pericoloso parlare di violenza domestica e scoprire che il sistema giudiziario è totalmente polarizzato dal lato delle donne, invalidando parte della retorica sulla società maschilista.
Dibattere sulla semantica del linguaggio femminista, come fa brillantemente Karen Straughan, significa ammettere lucidamente che "Presidente vs Presidentessa" (la trascurabile Boldrini) è una discussione accettabile solo quando favorisce l'ideologia Femminista, la stessa che identifica con la donna il bene (femminismo viene da femina eh) e il male con l'uomo (patriarcato, pater ... you guess).

Dall'altra parte il documentario ha alcune lacune mirate, elementi che non emergono mai durante le sue due ore.
Io, che sono un assiduo frequentatore dell'internet™, mi sono spesso imbattuto in discussioni e commenti polarizzati dal lato avverso a quello femminista, e posso testimoniare di una eguale brutalità, scurrilità e violenza.
E' evidentemente una battaglia tra gente che, nella maggior parte dei casi, non ha nessuna intenzione di ascoltare quello che hanno da dire gli altri, con molta rabbia ed insofferenza verso il cicalio della fazione avversaria.
L'altro elemento è l'innegabile legame che molti dei gruppi avversi al Femminismo, e incidentalmente ai movimenti LGBT, hanno con il partito Repubblicano americano, la destra europea e la Chiesa Cattolica.
Si tratta per me di un insopportabile sottotesto costante nei discorsi di chi si oppone al Femminismo, da una parte il berciare molesto di una matta con i capelli fluorescenti e dall'altra un signore un po' viscido che ogni tanto infila le parole "famiglia", "valori" e "tradizione" da quella prospettiva reazionaria che mi da un brivido lungo la schiena.
Non c'è via d'uscita.

La visione di "The Red Pill" è consigliata ma è obbligatorio essere accompagnati da un rappresentante dell'altro sesso, io ho scelto di guardarlo con la mia ragazza (che incidentalmente lavora come educatrice e ha anche operato nell'assistenza alle vittime della tratta delle donne), poiché è facile farsi imbarcare e perdere lucidità durante la visione.

Questo articolo è stato scritto ascoltando

Kinfolk - Postcards from Everywhere (2017)

No comments:

Post a Comment

avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi