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| Imprescindibile |
La distinzione tra Fantasy e Fantascienza si è definita negli anni attraverso lo scopo della narrazione.
Il Fantasy (spesso high-fantasy) si modella sul mito dell'eroe classico, segue i/il protagonisti/a lungo un percorso che li farà crescere come individui, portare a compimento il loro destino, il lettore tende ad identificarsi con un personaggio ed esperire un processo di catarsi individuale.
La Fantascienza usa la costruzione di un mondo, la preparazione di una scena, come pretesto per proiettare ed enfatizzare problematiche contemporanee, attuali. I personaggi sono secondari, o un semplice strumento, perché il processo di catarsi è sociale.
Non a caso il genere è stato abbracciato con successo da diversi autori Russi, come brillantemente esplorato in una puntata di Imaginary Worlds (qui).
Per citare qualche classico della letteratura (non filmografia) fantascientifica.
1984 (G. Orwell) non è la storia di Wiston Smith (il cui nome sono dovuto andare a cercare su internet perché non me lo ricordavo), ma di una società ipotetica che ha permesso che si instaurasse un regime totalitario fatto di iper-controllo e propaganda capillare.
Era, ai tempi, una critica del regime Sovietico, diventa oggi un preoccupante specchio in cui guardare la nostra società contemporanea.
Rapporto di Minoranza (P.K. Dick) non è la storia di Anderton, ma un complesso dibattito sulla legittimità della tecnologia nel regolamentare le nostre vite. Una porzione dell'umanità, in questo caso l'esercito, messa di fronte alla sua obsoloscenza, e la scelta finale eticamente sbagliata ma funzionalmente corretta.
Sentinella (Fredric Brown) non è la storia di un soldato al fronte, ma un'abile e sagace ... no questo ve lo andate a leggere, perché è un racconto breve di UNA pagina. Fate sto sforzo banda di debosciati.
Qualche anno fa ero entusiasta (qui) della nuova ondata di prodotti audiovisivi fantascientifici, e a giusto titolo.
Ora con mestizia mi ritrovo a dover constatare che la situazione si è nuovamente allineata alla mediocrità, con mio grande dispiacere in "settori" in cui avevo molta speranza.
Se da una parte Arrival è un buon film, al netto del finale discutibile (il dramma delle linee temporali colpisce ancora), e il Blade Runner di Villeneuve non fa eccessivi danni, in questi anni ci siamo dovuti ciucciare puttanate apocalittiche come Valerian Sticazzi, un nuovo Independence Day di cui nessuno sentiva il bisogno e, ovviamente, la solita allegra carrellata ignorantissima di Star Wars e Star Trek che contribuisce a costruire un immagine della fantascienza tutta armi laser e alieni antropomorfi che parlano inglese.
Il colpo più duro però arriva dalle serie televisive.
Altered Carbon doveva essere il "Game of Thrones" per i fans di fantascienza, con trame impegnate, personaggi di spessore e bombe intellettuali, invece si è rivelato essere un picchiaduro a scorrimento, con tette, dialoghi trascurabili e un protagonista sotto steroidi da far impallidire lo Sly di Demolition Man.
La cosa peggiore è che data la quantità di soldi che hanno lanciato alla produzione, 6-7 milioni di paperdollari ad episodio (qui), e le tematiche potenzialmente interessanti ed attuali (transumanesimo, iper-classe, storiografia), c'è da chiedersi come abbiano fatto a mandare tutto a patrasso.
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| Pugni fortissimi, neon fortissimi e tette fortissime. Scegliete voi se è Altered Carbon o Double Dragon Neon. |
I prodromi di questa sciagura li avevo avuti durante la visione di San Junipero (s03 e04) il tristemente noto episodio che ha riscosso enorme successo tra tutte le persone che probabilmente guardavano la serie per i motivi sbagliati.
Colpa maxima aver sovvertito la regola della critica sociale sostituendola con la critica emotiva che definisce la storia di entrambi i personaggi principali. La seconda pecca è aver tradito due delle linee portanti della serie: l'uso malevolo, costrittivo o condizionante, della tecnologia e il finale in cui tutto va a schifio, la gente muore male o continua a vivere peggio (cose che mi danno soddisfazione).
Poi, volendo fare un po' di sana dietrologia complottista sciachimista, ci sarebbe da discutere la scelta di due protagoniste omosessuali che, in un clima contemporaneo in cui il finto comunitarismo delle "minoranze" si erge a polizia dei contenuti (qui), ha il sapore di una concessione al Bechdel Test (qui).
Della quarta stagione salvo a pieni voti solo Arkangel, che picchia duro dove fa male, anche se la realizzazione non è delle migliori.
USS Callister parte molto bene, aggiunge l'elemento della parodia, ma ha un finale riprovevole (peggiore rispetto a quello suggerito dalla trama che prevedeva il "suicidio" del gruppo), mentre Black Museum ha dei gran bei momenti però cade proprio negli ultimi minuti con la scena di chiusura.
Entrambi questi episodi usano, insieme a Hang the DJ, nuovamente l'elemento narrativo de "la versione digitale di se", usato per la prima volta nel bellissimo White Christmas con Jon Hamm, evitando però di mettere in questione la moralità di tale pratica, trattando lo spettatore come un bambino fornendogli già la risposta: è una roba brutta e cattiva, non si fa!
Metalhead è un episodio strano, si separa dagli altri perché non cerca di dare nessun contesto alla storia raccontata, non è necessariamente brutto ma non è fantascienza, forse è più horror.
Crocodile è proprio fatto male, la sospensione di incredulità viene meno abbastanza in fretta, e la storia cerca di gravitare intorno all'evoluzione della protagonista senza però la necessaria coerenza e struttura.
Hang the DJ invece è una roba da seggiolate nel muso (cit.) per la sua vacuità, degno successore di San Junipero e la sua intenzione di tradire ogni possibile fedeltà alla linea portante della serie e al genere.
Disgustorama.
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| Caroline Munro: quando la fantascienza faceva senza ombra di dubbio schifo, ma con delle solide fondamenta di bagiana. |
Il primo "About a girl" (qui) con un finale assolutamente inaspettato e coraggiosissimo, e il secondo Majority Rule (qui) che è una critica della democrazia dal basso e della sovramediatizzazione dei processi ... oh, sono americani, votano repubblicano e sparano a vista se gli invadi la privacy, non c'è da aspettarsi di meglio.
The Orville fa schifo, non lo consiglio a nessuno, però fa riflettere che Seth MacFarlane quest'anno abbia battuto 2-1 Charlie Brooker sul suo terreno.
Intendiamoci la serie ha sempre avuto i suoi alti e bassi, è sperimentale di natura, ora bisogna cercare di capire perché al quartier generale di Black Mirror ci sia stata questa netta flessione qualitativa. Magari è determinata dalla cadenza più stretta (un tempo usciva quando gli pareva, ora sembra annuale) che limita lo sviluppo delle idee, o se è proprio la scelta consapevole di venire a rovinare le robe che piacciono a me.
A Carlé se mi devi dire qualcosa io sto qua, non c'è bisogno di questo atteggiamento passivo-aggressivo.
Questo articolo è stato scritto ascoltando
Dj Food - Refried Food (1997)
Dj Food - Refried Food (1997)



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avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi