Thursday, 8 January 2015

Attentato a CH - La Francia for Dummies

"Fa ridere perché è vero" (cit.)

Cliccate le parole colorate, sono dei link.

Leggendo i primi articoli e commenti riguardo all'attentato, mi è sembrato urgente scrivere qualcosa che chiarisse alcuni punti oscuri agli italiani che si informano principalmente presso il sistema.
Poteva essere un "Mottespiego" con le battute facili, ma ho deciso di prenderla seriamente.

First thing first: la Francia è stato, con "successo", un paese colonialista e direttamente implicato nella tratta dei neri, sul suo territorio ora ci sono milioni di cittadini di origini magrebbine, arabe, subsahariane e martiniquesi.
La Francia viene ricordata spesso per il suo arrendismo durante la seconda guerra mondiale e per il regime collaborazionista di Petain.
Due errori, due differenti trattamenti.
Se in un passato il Generale De Gaulle (ma anche Mitterand) aveva sempre rifiutato di "colpevolizzare" il popolo francese, sottolineandone invece gli atti della resistenza (a cui faceva parte), l'attuale presidente Hollande ha fatto auto-da-fé in diretta televisiva per la Rafle du Vel d'Hiv, dove 13000 ebrei furono arrestati e rinchiusi in un velodromo prima di essere deportati.
Ha indossato una kippa in diverse celebrazioni e incontri con il governo di israeliano, ha cantato "am Israel hay" (Israele vivrà) insieme a Netanyahu, mentre il suo primo ministro Manuel Valls ha dichiarato di essere eternamente legato ad Israele.
Israele, non la Repubblica Francese.
Lo stesso Hollande che risponde picche alle rivendicazioni fatte durante la commemorazione dell'abolizione dello schiavismo, lo stesso governo francese che si è dimostrato leggermente intollerante alle preghiere per strada dei musulmani, che vieta il porto del velo ma insospettabilmente accomodante con le tette desnude e anti-islamiche delle Femen, sovvenzionate dallo stato.

Vietato.
Sovvenzionato.
Nonostante io sia assolutamente favorevole al devolvere fondi per le tette nude,
la cosa non mi lascia senza perplessità.
Una disparità di trattamento marcata, che potrebbe essere male interpretata da alcuni di quei milioni di cittadini di cui sopra, che, culturalmente legati o meno all'Islam, percepiscono una certa ostilità da parte del governo nei loro confronti, o nei confronti di gente a loro prossima.

Come sia possibile poi che gli aficionados israeliani godano di così tanto riguardo nonostante il loro numero ridotto, a discapito di altre comunità demograficamente più rilevanti è materia per Sciachimisti Dietrologi & Complottardi.
Ufficialmente il governo, nominalmente socialista, non ha mai preso nessuna posizione forte nei confronti dell'immigrazione o del comunitarismo, sarebbe un suicidio politico (hanno, per altro, già abbastanza rogne così, nella loro gestione fallimentare), ma i loro emissari sono altri: nello specifico un piccolo numero di giornalisti/opinionisti onnipresenti in radio e in televisione.
Uno su tutti Eric Zemmour.

Zemmour ha rubriche fisse su RTL, iTelé, un programma tutto suo su Paris Première,
è invitato in molteplici trasmissioni in veste di opinionista, giornalista su Le Figarò e,
ultimo ma non meno importante,
scrive una tonnellata di libri che non manca di presentare ovunque.
Zemmour è una persona estremamente colta e dalle capacità dialettiche impressionanti, dice cose "politcamente scorrette" con un atteggiamento molto sincero, è un cattivo con il quale è facile empatizzare.
Mi piace, lo seguo con interesse, ma anche se le sue analisi sono puntuali e ben argomentate, quasi mai mi trovo concorde con le sue conclusioni.
La sua è una verità parziale, e per comprenderlo bisogna concentrarsi su quello che non dice, come quasi sempre accade in questi casi.
I suoi attacchi alla comunità islamica francese sono estremamente duri, ma è da notarsi come vadano a segno principalmente perché i suoi interlocutori nel dibattito sono individui al limite dell'inettitudine come Domenach, Naulleau o quell'imbecille di Aymeric Caron che, per inciso, dovrebbero rappresentare il pensiero di "sinistra".
Talmente inefficaci nella loro opposizione, che verrebbe da pensare siano stati messi li apposta, carne da macello come gli avversari nel girone del Brasile agli ultimi mondiali.

L'intero apparato mediatico ufficiale attualmente indulge nel lasciar trapelare "per sbaglio" certe idee nazionaliste e di protezionismo culturale, trovando una buona cassa di risonanza in quella parte della Francia bianca economicamente sofferente, forte anche di un buon livello di corrispondenza con la realtà del quotidiano, e in un secondo momento colpevolizza quello stesso popolo sbandierando le solite idee di pace, tolleranza e vittimizzazione di determinate categorie sociali (categorie spesso inventate o illegittime).
Manovra per nulla facile.

Parte integrante di questo sistemone è Charlie Hebdo, insieme ad altre testate satiriche come Le Canard Enchainé o Siné Hebdo, storicamente ammantati di un'aurea sovversiva.
Ma è una sovversione fittizia.
Haziza, giornalista pro israeliano, ha da tempo una contesa aperta con Soral e Dieudonné.
A qualche minuto dalla notizia dell'attentato non ha mancato di sottolineare
come Charlie Hebdo fosse spesso nelle mire dei suoi due avversari.
Con la cresciuta visibilità di veri dissidenti come il comico Dieudonné e l'intellettuale Alain Soral il gioco cambia decisamente passo: il primo ministro Manuel Valls si sente in dovere di additare i soggetti in questione come nemici pubblici numero uno, segno che in fondo tutti gli altri non erano poi così sovversivi.

Il problema è che Dieudonné e Soral non hanno parole dolci per il sistema, o per le lobby israeliane, puntano allo stomaco e hanno recuperato nelle loro fila tutta una certa gioventù di internet, compresa quella figlia della immigrazione, senza demonizzare l'Islam anzi, portandolo dalla loro parte.
Il governo interdice gli spettacoli di Dieudonné, accusandolo di razzismo e antisemitismo, e il comico, un anno dopo, fa il tutto esaurito a Nantes.
TUTTO ESAURITO, 5000 persone in un teatro in culo alla Francia atlantica, non esattamente un covo di Salafisti, a vedere lo spettacolo di un comico ufficialmente apostrofato come nemico della Repubblica, probabilmente persone che percepiscono gli stessi problemi su cui il comico costruisce alcuni dei suoi sketch.
Ora Dieudonné e Soral hanno fondato un partito (di nuovo), e la cosa ha immediatamente fatto onde, perché questi sono personaggi che riescono a parlare al popolo senza abbassare il livello del dibattito.
Mentre la sinistra, al suo solito, non comprende che negare l'esistenza di un problema non rappresenta la sua soluzione.
Mentre la destra, al suo solito, non comprende che l'immigrazione è una manifestazione del problema e non la sua origine.
Dieudonné è, a mio avviso, uno dei migliori stand-up comedian sulla faccia del pianeta,
dritto nel pantheon insieme a Carlin, Guzzanti e Louis CK
Da questa atmosfera di vessazione economica, sociale e culturale, cosa ci si può aspettare che nasca?
Violenza fisica, apparentemente l'unica forma di violenza non tollerata dal sistema (a meno che non sia esso ad utilizzarla).
Solo che non è accaduto.
Nonostante i media abbiano pompato ai massimi livelli alcuni fatti di cronaca, la comunità Islamica francese si è tenuta assolutamente nei termini della civiltà.
Se per caso foste sorpresi significa che non avete mai avuto a che fare con dei musulmani, se no sapreste che sono persone esattamente come tutte le altre, alcuni molto cortesi, altri teste di cazzo, ma in generale persone tranquille che portano avanti la loro vita.
Rimasti tranquilli nonostante si facesse di tutto per agitarli.

Per questo l'attentato agli uffici di Charlie Hebdo assume un valore completamente diverso.
Certo c'era la storia della vignetta su Maometto, ma nel quadro generale è solo un granello di sabbia.
Poi c'è il lato strategico: un attentato negli uffici di una rivista satirica a cosa porta? Solo ritorsioni ed un incremento dei controlli e della sicurezza nei quartieri ad alta percentuale di musulmani.
Perché sì, chiunque abbia compiuto l'attentato si è premurato di urlare "Allahu Akbar" impugnando degli AK47, l'arma tipica del nemico dell'occidente (nella patria del FAMAS, uno dei fucili d'assalto più usati al mondo, certamente più reperibile e a chilometro zero), per essere indiscutibilmente identificati come cellula terroristica islamica e mettere in pericolo amici e familiari.
Per una manciata di vignettisti morti.
Una cappellata talmente enorme, e inverosimile, che L'operazione Barbarossa, a confronto, è una mossa a-là Kasparov.

Ora saranno tutti liberi di odiare ulteriormente sti cazzo de musulmani demmerda che c'hanno rotto er cazzoporcoddio, perché essere antisemiti è un crimine (qui e qui), ma il grande fastfood halal è all-you-can-hate.

Che ci fosse bisogno di un pretesto, e non arrivando da solo è stato creato?
Vedremo, il tempo ci darà le risposte, ma noi di Voyager crediamo di lakjshlkhdlakhslkhd.

No, non sto difendendo i musulmani, che si difenderanno presumibilmente da soli, sto difendendo il mio diritto di non vedermi l'internet floddato da commenti qualunquisti, sto difendendo il vostro diritto di fermarvi e riflettere.
Ebbafangule.

2 comments:

avevi dunque proprio voglia di rompere i coglioni quindi

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